Nessuno tocchi Gonnostramatza

Assieme all’allarmismo di Repubblica che confonde la soppressione della burocrazia con la soppressione di tutto ciò che la burocrazia controlla, che è come pensare che la chiusura di una fabbrica implichi lo sterminio fisico di chiunque ci abbia a che fare, arriva un nuovo timore, e cioè che lo statuto speciale di certe regioni rappresenti una via di fuga per i tagli.

Un caso specifico è la Sardegna. L’ANCI dice no alla soppressione dei piccoli comuni, che è comprensibile, da parte di un ente che vuole tutelarsi. Ci sono ovviamente molte cose che non quadrano.

Da subito preciserei una cosa, che sembra una cazzata populista ma non lo è: tutta questa attenzione nei confronti dei piccoli comuni da sopprimere e nelle piccole provincie da abolire ha come unico scopo distogliere l’attenzione sia dall’abolizione delle provincie (o dalla riforma dei costi della politica per le regioni) che dai tagli ai costi del Governo e del Parlamento, entrambe cose che non sono state fatte manco a metà.

Ciononostante, come ho detto, nell’articolo ci sono cose che non quadrano.

Racconta che nel 2010 il consiglio comunale del suo paese è costato 2200 euro in gettoni di presenza. E confida che lui, in qualità di sindaco, guadagna 500 euro al mese: se non percepisse altro reddito, gli euro sarebbero 900. «Dunque – domanda Umberto Oppus – di quali sprechi stiamo parlando?». Il direttore dell’Anci e primo cittadino di Mandas (2400 abitanti) annuncia battaglia.

Dunque, il comune di Mandas (CA) “costa 2,200 euro in gettoni di presenza”. Ciò nel resto dell’articolo viene spacciato per l’unica possibile entrata derivante dall’eliminazione del comune. A ciò si dovrebbe aggiungere lo stipendio del sindaco, che essendo 500 euro (o 900), darebbe luogo a una spesa di almeno 6,000 euro l’anno, per cui quasi tre volte quella dell’intero consiglio (di Mandas, altri paesi funzionano diversamente). In più ci sono gli assessori, e chiaramente i funzionari del comune (non ci sarà almeno un impiegato?). Non solo, c’è l’edificio che non produce utile, per cui non solo ha le spese di manutenzione, ma è anche una mancata attività produttiva, e venisse anche solo rimpiazzato da un ristorante insulso sarebbe comunque una perdita.

A fine articolo il nostro sindaco dice:

A fare i conti si fa presto: tagliare i consigli comunali nei paesi con meno di 1000 abitanti, comporterebbe un risparmio di poco più di 1000 euro all’anno». Che, moltiplicato per i 118 centri a rischio, fa circa 120mila euro.

Dovendo sommare tutte le varie cose citate temo che la cifra abbia uno zero in più, e se il risparmio fosse di due milioni di euro per la regione (all’anno, per cui dieci per tornata elettorale) inizierebbe ad essere sensibile, ma comunque non troppo alto. Tanto per fare confronti, 15km della strada Sassari-Olbia (a quattro corsie) costano almeno 100 milioni di euro.

Il vero problema dunque non è questo, ma è una parte di mentalità che nella testa di chi ce l’ha è chiamata “folklore”:

[120mila euro sono] Troppo poco per mettere a rischio diritti fondamentali quali la rappresentanza democratica o, ancora peggio, innescare rivalità pericolose.

“Innescare rivalità pericolose”. Nel nome delle rivalità in Sardegna ci si ammazza a vicenda da quando la Sardegna esiste, e ci sono comuni da meno di 1,000 abitanti distanti meno di un chilometro fra loro che tengono a mantenere “ciascuno la propria identità” (inesistente). Tutti questi piccoli comuni hanno sagre e feste varie, e tutte queste cose anziché essere finanziate dalla popolazione – che le vuole – sono parte delle richieste alla regione (in realtà la Sardegna non è l’unica che si comporta in questo modo, dalla regia mi dicono che la Puglia non è da meno), o allo Stato in generale. Certo, non immagino che la sagra delle ciliegie di Bonnanaro (SS) sia una mangiasoldi e che la sua eliminazione permetta di coprire l’intero finanziamento della Sassari-Olbia, ma sarebbe bello avere sotto mano tutte le varie cifre.

Quello che l’ANCI non dice ma sarebbe bello dicesse è che non ci sono solo i comuni da toccare, ma ci sono anche circoscrizioni e comunità montane, fra i vari enti inutili, ma del resto perché farlo, dopotutto “è tradizione”.

Mi piacerebbe anche sapere quanti soldi della Regione sono finiti in mano alla Tirrenia e all’Alitalia in nome dell’amore di patria, ma anche per la continuità territoriale, che è un po’ la scusa che la Sardegna (o per lo meno la sua classe imprenditoriale) adopera per non investire in compagnie di trasporti che facciano prezzi di mercato decenti, ma non è un argomento molto popolare per cui forse è meglio pagare e dimenticarsene.

Aggiornamento: mi ero dimenticato una cosa, una curiosa coincidenza. Nello stesso articolo viene citata una norma che potrebbe salvare le provincie più ampie di 3,000 chilometri quadrati; in Sardegna ci sono 8 provincie per un totale di poco più di 24,000 chilometri quadrati di superficie…

2 pensieri su “Nessuno tocchi Gonnostramatza

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