18%

La Lega è al tracollo, il processo Ruby finalmente va avanti, e il Genoa forse è meglio se retrocede. Ma chi se ne fotte, le presidenziali francesi sono molto più interessanti.

Voti del FN (2012 vs 2007)

Un po’ si gode a vedere la Francia tenuta per le palle da Marine, dopo anni e anni di prese per il culo, ma una cosa abbastanza interessante è che per quanto il Front National abbia aumentato i voti dal 2007 non c’è stato nessun ribaltone. Si sono rinforzati ovunque, uniformemente, fino ad avere risultati agghiaccianti in Languedoc-Roussillon (nel dipartimento di Nîmes Marine è prima), Picardia, Nord e altre zone.

Comunque non diamoci a commenti troppo creativi sul disagio della popolazione e tutte queste cazzate. Le persone che votano FN sono identiche alle persone che votano Lega, come Marine stessa dice, è “la Francia dei campanili e dei campi che ha parlato”, ovvero i razzisti ignoranti. Mille analisi e possibili commenti su come “sia una cosa da prendere sul serio” e cose simili, ma siccome questo errore l’abbiamo fatto con la Lega in Italia augurerei alla Francia di non farlo e dire semplicemente che Marine ha vinto perché in tempo di crisi il problema sono i ricchi e i negri, “malumore” e tutte queste cazzate non c’entrano niente. Poi appunto che la Francia dei campanili e dei campi voti una persona molto borghese educata ad Assas, non solo università del padre e di Mittérrand (per altro di certo non “uomo del popolo”) ma anche di metà UMP, a me non convincerebbe molto, ma evidentemente in Francia sono contenti.

Sul voto per Hollande e Sarkozy non c’è molto da dire. Sarkozy sfonda in vari posti, forse il massimo a Neuilly-sur-Seine (72%, uno dei posti più bianchi della cintura attorno a Parigi), dove era sindaco, mentre Hollande passa il 50% nei dipartimenti d’oltremare ma non raggiunge mai percentuali shockanti. Sarkozy va dove tirano i soldi, per cui per quanto riguarda l’Île-de-France, vince nettamente a Courbevioie, Puteaux, Neuilly, Boulogne-Billancourt, e di misura a Issy-les-Moulineaux (cito esplicitamente perché sono gli unici comuni della banlieue adiacente a Parigi in cui le vie non ricordano l’URSS), mentre per quanto riguarda Parigi, prevedibilmente l’UMP tira negli arrondissement fighetti, come il 15mo, il 16mo, il 17mo e l’8vo. Non tira, fortunatamente, nei posti dove vivevo, il 13mo e il 14mo, e naturalmente in posti più marci, come il 10mo, il 11mo, il 18mo e il 19mo. In tutta la città Hollande vince, mentre il FN fa piuttosto schifo, e così in tutta l’Île-de-France, tolte le zone di campagna, esattamente come la Lega Nord non tira nelle città, ammesso che non siano posti in cui si rischia di venire ammazzati di botte dai nazi amichetti del sindaco. Poi appunto, cose che non capisco bene: l’UMP stravince in Corsica con FN secondo con quasi il 25%, e 10% in Guyana Francese e Réunion. Quanti cazzo sono i bianchi a Réunion ?

La sorpresa non troppo sorpresa è Mélenchon, conosciuto principalmente come soggetto di questo video, e per aver dato della cagna ignorante a Marine in più occasioni, accompagnato da vari “tu sta’ zitta quando parlo io”. Nell’ultimo mese la sua campagna si è fatta aggressiva, e bisogna dargli atto di due cose: innanzitutto ha un programma consistente – condivisibile o meno -, contrariamente alla sinistra italiana, il cui programma è spesso idiota. La seconda cosa è che in genere quando la sinistra si unisce dimezza i voti. Questo non è successo al Front de Gauche, forse in gran parte di reazione a Marine. Certo, ci sono zone in cui storicamente le persone sono un po’ nostalgiche di altri tempi: ad esempio combinando il voto del PS e del FdG a Bobigny, Gennevillers (in cui Mélenchon ha tirato su un buon 25%), La Courneuve, Saint-Denis, e tutti quei posti della banlieue nord si rientra sempre fra il 65% e il 70%, dato che mostra una diretta correlazione fra la percentuale per Mélenchon e la percentuale di negri e arabi nel posto, infatti a Neuilly non va molto oltre il 2%. Ovviamente dire così esclusivamente è un po’ ingrato, il FdG prende voti anche in posti in cui l’unico negro che hanno visto è Eddie Murphy, come l’Ariège (vicino a Spagna e Andorra) e le Alpi.

Che dire, auguri a Hollande. Non perché mi stia troppo simpatico o perché condivida tutto il suo programma, ma perché liberata l’Europa dal buffone originale sarebbe il caso anche di liberarla dai suoi avvocati e amici, oltre che tentativi di imitazione, per cui, Sarko dégage, e ai francesi dico di godersi il FN come “forza maggioritaria”, augurandosi che la bolla esploda in fretta, perché è facile fare i razzisti anti-Europa quando non si prendono voti, mentre una volta su il potere dà alla testa e non solo si tradisce il programma (pur dicendo il contrario in continuazione a quella parte della popolazione che si ingoierebbe barili di merda qualunque cosa ci sia scritto sopra) ma ci si gode la vita a spese del popolo “dei campi e dei campanili”. E d’altra parte, quando si ha il potere di fare leggi, un po’ di neuroni non guasterebbero.

La Voce, riforme universitarie, e altre cazzate

Di solito ho un qualche rispetto per La Voce, che dovrebbe essere condizionato dalla qualità di ciò che scrivono, etc.; ogni tanto però si fanno prendere dalla smania di commentare cifre, e la cosa fotte solo tutti i piccoli italiani che dicono fieramente di avere avuto 4 fisso in matematica.

Tre giorni fa leggo questo articolo. Per un motivo o per l’altro ne scrivo solo ora, accontentatevi. Riguarda i “fuori corso”, e di come tale status sia una particolarità esclusivamente italiana.

Cominciamo a commentare qualcosa.

Con l’introduzione della riforma del “3+2”, la quota di studenti che si laureano fuoricorso si è ridotta significativamente, passando dal 76,2 per cento del 2002 al 56,3 per cento del 2008 [...], anche se tale dato è inficiato da coloro che sono passati dal vecchio al nuovo ordinamento, riuscendo così a laurearsi rapidamente.

Non so come “il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento” faccia figurare la gente in corso, ma vale la pena di notare che le università adottano standard diversi per definire uno studente “in corso” che valgono sia per le triennali che per le magistrali. In certi atenei, ad esempio, si è in corso finché ci si laurea ad Aprile, mentre in Gran Bretagna finire oltre giugno è praticamente impossibile, mentre in Francia la deadline si sposta a settembre, il che vuol dire che a parità di durata di corso (tipico per le lauree di primo livello che sono triennali in Italia e Francia e alpiù quadriennali in Gran Bretagna) un laureato italiano regolare nel peggiore dei tempi termina quasi un anno dopo il suo amico inglese che fa un corso della stessa lunghezza, e più di sei mesi dopo il suo amico francese. Oltretutto c’è da dire che i “rimandati a settembre” in Francia sono sensibilmente meno di quelli che in Italia hanno indietro degli esami. Infatti in Francia si chiamano “recuperi”, in Italia no.

Che il 3+2 abbia risolto molti problemi è fuori discussione, nonostante la cultura nazionale che impone a tutti di rimpiangere, nell’ordine, il Re, il Duce, la DC, Craxi, il PCI, e, fra un po’, l’innominabile, faccia di tutto pur di dire che “i nuovi laureati non sanno un cazzo”, ed è proprio per questo che l’università Italiana non forma premi Nobel dagli anni 60 (l’ultimo laureato in Italia era Rubbia). Ne ha anche creato di nuovi, ma non è questo il momento per parlarne.

Vediamo cosa dicono sulle origini del problema dei fuori corso.

La mancanza di test di ammissione (salvo rare eccezioni) permette l’iscrizione ai corsi universitari indipendentemente dalla motivazione e dal livello generale di preparazione acquisito. [...] La laurea nei tempi previsti è poi scoraggiata da una serie di regole relative al superamento degli esami. Nella maggior parte dei percorsi non è necessario, ad esempio, superare tutti gli esami previsti durante un certo anno accademico per accedere a quello successivo; è possibile sostenere ciascun esame anche più volte, fino a quando non viene superato o non si raggiunge il voto desiderato.

La questione dei test in realtà è una cazzata, i test servono ad altro, e in ogni caso la motivazione del singolo non è certo incentivata da un’ammissione selettiva (“che bello, che bello, sono uno su cento anziché uno su duecento” ?). Poi c’è anche il problema non trascurabile di “che cosa facciamo fare a quelli che non vengono ammessi?”, e in Gran Bretagna non l’hanno ancora risolto.

Per quanto riguarda gli esami non capisco bene cosa intendano, è un po’ complicato, ma è anche vero che l’Italia sembra essere l’unico paese al mondo in cui si richieda una conoscenza enciclopedica di qualsiasi cosa e ci si possa laureare in Matematica senza fare conti o esercizi, anzi, lo si reputi più figo; salvo poi capire che una buona parte di quelli che ti dicevano che “fare conti è da ingegneri” in realtà li facevano molto bene.

Successivamente si dice questo:

In questo contesto la politica di ridurre le tasse per gli studenti che sono iscritti oltre il periodo minimo previsto non incoraggia certo la laurea nei tempi stabiliti.

che è sacrosanto, oltre che incomprensibile. Le soluzioni che vengono proposte a volte hanno parzialmente senso, ad esempio “occorre ridurre l’eccessiva flessibilità nella programmazione degli esami da parte degli studenti“, che non sarebbe male, se gli esami non fossero spesso organizzati in modo completamente idiota (e.g. imparare un sacco di cose a memoria, anche in campo scientifico) e non ci fosse quella concezione rinascimentale che “un 27 non può permettersi di non sapere [argomento a caso]“.

Certo, anche proibire di rifiutare i voti non sarebbe male (io ho rifiutato un voto solo in cinque anni, e fra i regolari la media dei rifiuti era molto bassa), ma tutte queste cose ritroverebbero un parere contrario quasi unanime degli studenti.

Un’altra cosa non troppo minore è che in altri posti si ripete l’anno intero; siamo disposti ad accettare una cosa simile in Italia ?

Occorrerebbe poi ripensare il sistema di tasse universitarie, introducendo maggiori incentivi (o quanto meno eliminando gli attuali disincentivi) a un percorso di studi regolare.

Questa è una riforma veltroniana. In Francia spesso tolgono le borse a chi finisce fuori corso. Certo, anche qui, proporre una cosa simile finirebbe per scatenare bufere. Infine:

I collegamenti fra sistema d’istruzione e mercato del lavoro sono ancora scarsi e andrebbero pertanto migliorati. Nonostante la progressiva diffusione dei tirocini e stage in azienda durante il percorso universitario, le attività di job placement delle università, laddove esistono, hanno ancora un’efficacia limitata. Tutto ciò porta a richiedere molti anni per laurearsi e un periodo non breve per trovare un lavoro.

Ho il sospetto che il fatto che i collegamenti fra università e mercato del lavoro in Italia siano scarsi sia dovuto a due cose. La prima è la volontà dell’università di chiudersi in sé, di non servire una funzione “pubblica” ma di servire sé stessa. Questo è in parte provato dalla mole di ricerca inutile o sovrafinanziata la cui unica ragione di vivere è “perché un’università non può essere tale senza [...]” (chi mai si arroga il diritto di dirsi irrinunciabile? Pochi); anche qui il problema è che farlo notare da dentro è molto complicato, è un problema che conoscono tutti, ma ne parlano solo in privato, e non si risolverà mai. È anche vero però che d’altra parte l’ossessione per “l’università pubblica” sia diventata solo una questione di soldi, e “i privati” sono la nemesi della cultura.

Questo è un punto di vista condiviso anche da persone intelligenti, e si lega con la seconda cosa, ovvero che il mercato del lavoro in Italia è quello della rivoluzione industriale, delle botteghe familiari, delle fabbriche di scarpe e tubi, e tutte queste cazzate, per cui a volte ha senso storcere il naso quando si sente parlare di “privati”. Poche persone sopra nella ventina in Italia fanno lavori divertenti, e se togliamo chi lavora nell’informatica “poche persone” diventano “quasi nessuno”. Chi esce da corsi di laurea a sbocco non deterministico (e.g. non medicina, ingegneria, o cose più specialistiche, tipo infermieristica, etc.) non sa che cazzo fare perché non ha nessun’idea di che lavori ci siano in giro, e spesso il problema è che non esistono lavori, che chi esce da una facoltà scientifica deve rassegnarsi al fatto che o fa ricerca o lavorerà nell’informatica, o, siccome è figo, si comprerà un abito da H&M e andrà a lavorare come consulente di qualche tipo da Accenture o Deloitte, o cose simili. Dopo tre o quattro anni magari se ne potrà permettere anche uno di Hugo Boss.

E sul mercato del lavoro gli ultimi due anni non hanno aiutato affatto, e sono molto curioso di vedere queste stesse statistiche fra cinque anni.

Dimissioni in verde

Status

Caro “popolo di internet” e cari giornalisti di Repubblica, dobbiamo essere così contenti per il fatto che un pirla come Renzo Bossi si dimette dopo un giorno, se poi aggiungendo “non sono manco indagato, mentre in consiglio regionale in Lombardia ce ne sono diversi di indagati” dimostra di aver detto per la prima volta una frase di senso compiuto? Neppure il padre lo farà, e così molti altri. Penati, ad esempio, è ancora lì.

Caro Bersani

Status

Per quello che mi riguarda della trasparenza dei bilanci dei partiti non me ne può fottere di meno, soprattutto se a una tale proposta si rendono aperti il capo degli eredi di Tangentopoli e la fluffer di Berlusconi. Perché non ammettete che per fare politica in Italia bisogna essere un po’ corrotti e non decidete di ridurre all’osso il finanziamento pubblico? Se non altro se Bossi si deve pagare il Viagra che lo faccia coi soldi dei suoi sostenitori…

Le ultime parole famose?

Status

Sentire Maroni che dice che bisogna mettere le persone giuste al posto giusto fa scendere una lacrimuccia. Dice anche che “quest cose fanno male alla Lega e ai suoi militanti”. Ovviamente non ci crede veramente, perché lo sanno tutti che la Lega è un partito di pregidicati i cui militanti occupano prevalentemente la coda sinistra della ripartizione dell’intelligenza nei residenti in Italia (e della padronanza della lingua italiana, negri inclusi).

Tutti sperano in una nuova tangentopoli. Non vi preoccupate, non succederà, però per lo meno ora potete apprezzare ottimi articoli con foto di Bossi in canotta.