Distruzioni Universitarie

Lode al Fatto per dare gran visibilità a varie persone che se fosse per il sistema mediatico italiano avrebbero un riconoscimento di scala molecolare. Con grande potere arriva anche grande responsabilità, per cui ogni tanto c’è chi di tale visibilità dovrebbe farne un uso più saggio.

Mi è stato segnalato tempo fa un video irritantissimo fatto con un cellulare del 2005 dove c’è Luigi Zingales che parla di qualcosa.

Quello che dice non è rilevante ai fini del discorso, anche perché è piacevole da guardare come un video di un concerto hardcore punk filmato dal moshpit.

La Rete 29 Aprile critica il proposto “aumento delle tasse universitarie” come modo per raggiungere il (“dogma del”) pareggio di bilancio. Cito:

Qui si tocca l’ennesimo punto dolente, quasi una fissazione per gli autori. Il tutto si fonda sulla presunzione che l’università sia frequentata “soprattutto dai ricchi”, che è obiettivamente una stupidaggine: vera forse se si prendono ad esempio università private come la Bocconi, ma assolutamente falsa se solo si infila il capo nella realtà di una normale, civilissima e affollata università pubblica. E’ soprattutto il ceto medio a pagare le rette universitarie, un ceto medio-basso, che vede nell’università un ascensore sociale fondamentale. Il fatto che questo ascensore funzioni a balzelloni spinge a lavorare sulla qualità e non giustifica la dichiarata necessità di aumentare le rette universitarie.

Ho da ridire su varie cose. Una è una discutibile definizione di “ceto medio-basso”. Personalmente solo una quantità minima delle persone che ho conosciuto in cinque anni di università viene da una famiglia con meno di due stipendi in casa. Un’amara verità che è ingiusto che la Rete 29 Aprile ometta è che l’Italia è l’unico Paese con tasse universitarie scaglionate esclusivamente per reddito, dove la certificazione del reddito, beh, sappiamo come può essere taroccata.

Parlando del sistema della tassazione e della trasmigrazione del denaro in campo universitario dire che funziona “a balzelloni” è un eufemismo.

Perché non viene discussa l’introduzione di una retta “flat” con la (successiva) copertura di tutta o parte di essa da parte di un altro ente (enti per il diritto allo studio, istituti superiori, fondazioni private, etc.) ? Perché lo studente fuori corso (che in Francia paga la retta piena) in Italia paga meno di quello in corso ?

Sta di fatto che le tasse universitarie italiane in certi atenei erano al livello della Gran Bretagna prima dei tagli Cameron-Clegg, con servizi molto più scadenti.

A proposito di Gran Bretagna, cito:

L’Italia è l’unico Paese occidentale dove le borse di studio non sono date a tutti gli aventi diritto, dove l’espressione “diritto allo studio” vuole spesso dire tutto tranne che controlli sugli esorbitanti affitti al nero che gli studenti pagano a causa di inesistenti alloggi dedicati, servizi mirati, agevolazioni e sostegni. Invece di intervenire su questi limiti si ripete ormai come un mantra magico che bisogna aumentare le rette universitarie e, per chi non può pagarle, un bel prestito che restituirà se e quando potrà. Non si coglie neppure per un istante l’umiliazione latente in questa formula per chi fosse costretto a chiedere uno di questi prestiti, né si considerano i dubbi e le perplessità che tale sistema ha sollevato laddove è stato applicato per anni (gli Stati Uniti, per esempio).

“Il bel prestito” è realtà in diversi Paesi (che, va bene, hanno una pressione fiscale più bassa, infatti è ipocrita proporre una cosa del genere se non si va sotto il 40%, non per una questione di numeri, ma per “idee”); quello che gli autori non notano è che il principio dietro ai prestiti è che prima dell’Università non si è tutti uguali (background sociali diversi), mentre durante e dopo si riceve la stessa formazione e si può concorrere a lavori ben retribuiti a prescindere dalla posizione di partenza. Quello della “umiliazione latente” è un problema che non esiste, perché se nessuno studente che riceve la beneficenza di una borsa di studio per due o tre anni in più del suo naturale corso di studi se ne lamenta allora non dovrebbe aver problemi a chiedere un prestito che abbia lo stesso scopo. Piuttosto che fare proclami sarebbe bello chiedere le opinioni degli studenti che usufruiscono del sistema per vedere se fa veramente così schifo.

Anche sugli affitti, parole grosse; sarebbe bello vedere la media. Personalmente io pagavo 135€/mese l’ultimo anno trascorso in Italia, per cui potrei scrivere un articolo in cui affermo in modo induttivo “posso io, possono tutti”. Inoltre sarebbe bello che si facesse notare che il numero dei fuori sede è crollato anche per colpa della creazione di innumerevoli università inutili.

In ogni caso, se una fetta così larga degli introiti delle università viene dagli studenti – sia nelle richieste di Zingales e soci, sia comunque come va nel sistema attuale di rette massime a tre zeri – perché ribadiamo ancora il valore “pubblico” dell’istruzione superiore ?