Cambio della guardia

Prima me la prendevo con Repubblica che scriveva stronzate. Ora me la prendo col Fatto. Non che Repubblica - tolti i fatti di cronaca, e la colonnina trash – abbia smesso di scrivere stronzate, ma il Fatto è un giornale che si presentò con “noi daremo solo le notizie, fanculo al sensazionalismo”, per cui uno ha anche aspettative.

In realtà i titoloni del Fatto a volte sono una versione bonacciona di quelli del Daily Mail (mi è capitato di guardare il sito affianco ad inglesi che mi domandavano “is this the italian version of The Daily Mail?”), ma lo posso capire, è una questione di marketing.

Posso anche capire che, sì, è vero, i blog (che spesso critico) non fanno parte del giornale vero e proprio per cui la gente scrive quello che gli pare. Fortunatamente io amo la libertà e le conseguenze degli eccessi di libertà, perché in caso contrario saremmo un popolo molto triste, più di quanto non lo siamo già.

Cazzate a parte, veniamo all’articolo in questione. Tanto per cambiare, non ho bene idea di chi cazzo sia l’autore, però apprezzo il wafro che ostenta sorridendo. Comunque non è questo il punto.

Sì, c’è la parola “facebook” nel titolo, e c’è anche la parola “bloccato”, per cui penserete “che palle, le solite lamentele del cazzo su facebook e la censura su internet ad opera di una di quelle persone che han scoperto internet quando gli hanno regalato l’iPad col 3G”.

Beh, c’avete azzeccato. In pratica è successo che per qualche motivo tutti i link che ridirigono verso “ilfattoquotidiano.it” (una qualsiasi delle pagine) sono stati bloccati, nel senso che non si possono più condividere (vengono etichettati come spam). Inutile dire che una cosa di questo tipo non può che essere temporanea, ma in ogni caso, ecco la prima riga incriminata:

Si tratta forse dello stesso Facebook che per qualche motivo ha deciso di boicottare un sito di informazione scomodo?

Non sono sicuro che “Il Fatto Quotidiano” sia una fonte di informazione “scomoda”. Se per “scomodo” si intende “di una certa idea”, facebook pullula di gruppi di “informazione” che sono una sorta di fungo gigantesco pieno di puffi incazzati che in genere hanno grossi problemi con la punteggiatura e cui piacciono molto le maiuscole, i loghi e i generatori automatici di foto del profilo con un logo sopra.

Comunque non è tutto:

Si parla sempre di internet come veicolo di democrazia ma non è così. I contenuti che passano attraverso internet e i loro filtri sono in mano a pochissime multinazionali. Google e Facebook sono tra le più influenti e possono applicare liberamente filtri alle ricerche e alle condivisioni di contenuti. Il falso mito del giovane Mark Zuckerberg che realizza il suo sogno come un ragazzo prodigio e rende il mondo più libero è una emerita panzana. Il ragazzino in ciabatte con lo zainetto è una mascotte di una multinazionale come Topolino per la Disney o Ronald McDonald.

Non si capisce per quale motivo Google non possa fare il cazzo che voglia col suo motore di ricerca. Se in Italia la politica non ha capito la differenza fra pubblico e privato, beh, non è un problema, non l’ha capito nemmeno la stampa. Non ti piace Google? Non usarlo.

Per quanto riguarda la cazzata sul “ragazzo prodigio che si attiva per un mondo migliore”, sono pronto a scommettere il braccio sinistro (quello destro no perché mi serve per fare i saluti romani e photoshopparci sopra la faccia di qualcuno prima di mandarli a Repubblica per fare indignare il popolo) che “rendere il mondo più libero” non sia una cosa passata minimamente per il cervello di Zuckerberg, o dei due nerds di Google.

La parola che stavi cercando non è “libero”, ma “accessibile”. E questa non è una balla, ma se ci pensi un po’, caro giovane giornalista del Fatto, anche il tuo cellulare ti rende più accessibile, però ti rende anche rintracciabile dalle autorità. Denunciamo la collusione dei provider mobili col potere? Non direi. Mi piacerebbe ricordare oltretutto che a suo tempo Google mandò sonoramente a fanculo le autorità statunitensi quando fecero richieste bizzarre su un certo tipo di traffico.

Noi “regaliamo” i nostri dati personali (cosa ci piace, cosa compriamo, chi siamo) a queste corporation in cambio della possibilità di poter comunicare liberamente, poter scrivere e poter leggere delle cose credendo di non subire coercizioni dall’alto.

Questa è una sonora stronzata, e sarebbe anche grave se il “noi” in questione non fosse un pluralis maiestatis (non che io pensi che lo sia, ma vabe’). L’utente che si iscrive a un sito internet decide cosa fare della sua membership, dopodiché i termini d’uso li detta il sito stesso, non l’utente, per cui per definizione c’è un controllo dall’alto. Che poi questo controllo sia una “coercizione”, ai posteri l’ardua sentenza, e tutto si lega col periodo successivo:

La comunicazione web è in mano a pochi gruppi che gestiscono milioni di dollari e che possono facilitare la riuscita di una rivoluzione in nord africa [sic] come boicottare contenuti scomodi in Europa.

La comunicazione web è in mano a persone che son partite con un’idea che ha decollato e ha trasformato piccoli progetti in un impero. In Italia la comunicazione è in mano alla politica, ai partiti. Zuckerberg è nato nel 1984, in Italia quando Mario Calabresi è diventato direttore de La Stampa, abbiamo tutti esultato per “la nomina di un giovane”, alla bellezza di 39 anni.

Non solo, questo carattere piuttosto democratico del web ha portato alla nascita e alla morte di numerose creazioni che dopo aver decollato non sono mai migliorate o per qualche motivo non hanno mai avuto successo direttamente (Altavista? Ask? Google Wave?).

Se vi rompete il cazzo di facebook perché pensate che sia troppo restrittivo o “censuri”, beh, non usatelo, mettete su un altro social network, rendete esplicito il fatto che private gli utenti della loro privacy “per rendere il mondo più libero” e pubblicizzatelo un po’ in giro; dopotutto se la creazione di facebook ha visto un bel travaso di utenti da MySpace e Google+ ha già un sacco di utenti dopo poco tempo vuol dire che c’è speranza anche per voi.

E poi su non vi incazzate tanto, se non potete più spammare coi pezzi del Fatto su facebook potete sempre aspettare che qualche stronzo scriva un post che li prende per il culo e spammare quel link!